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I 15 di piazzale Loreto

L’eccidio del 10 agosto 1944

All’alba del 10 agosto 1944, 15 detenuti di San Vittore sono costretti a indossare tute blu da operai e vengono caricati su un camion. Sono stati tutti incarcerati dai nazifascisti perché sospettati di far parte a vario titolo della Resistenza

Il camion si ferma in piazzale Loreto. Libero Temolo e un suo compagno socialista della Pirelli, Eraldo Soncini, forse intuiscono quel che sta per succedere e tentano contemporaneamente la fuga in due direzioni opposte. Temolo viene subito abbattuto da una raffica di mitra, mentre Soncini, raggiunto nel sottoscala di una casa vicina, viene ucciso sul posto. Gli altri 13 seguono il loro stesso destino. A sparare ai 15 di piazzale Loreto è un numeroso plotone della Legione Autonoma Mobile Ettore Muti, un corpo militare della Repubblica Sociale Italiana.

A dare ordine di uccidere i 15 di piazzale Loreto è stato Theodor Emil Saevecke, comandante della polizia nazista di sicurezza a Milano. L’eccidio di piazzale Loreto è, infatti, la risposta a un’azione compiuta due giorni prima ai danni di un camion tedesco parcheggiato in viale Abruzzi. Nell’ordine c’è un altra indicazione: i cadaveri devono essere lasciati sul posto fino alle sei di sera. Ricorda la giornalista e scrittrice Camilla Cederna:

«Formavano un gruppo tragicamente disordinato per via del sangue, delle pose scomposte, dell’essere in una piazza quasi a contatto coi passanti. Uno addosso all’altro, pieni di mosche, sotto un sole tremendo, chi con le braccia aperte, chi rannicchiato; e sui cadaveri un cartello: “Il comando militare tedesco”. La gente, silenziosa e atterrita, che gli girava intorno, una vecchietta rimproverata perché si era fatto il segno della croce, mentre non è stato detto niente a un uomo che, presa bene la mira, ha sparato nel mucchio. Erano giovanissimi e anziani, in tuta blu o in giacca qualsiasi, tutti verdastri in faccia, sangue dappertutto, e i bambini che non smettevano mai di andare in prima fila ad osservarli meglio. Era uno spettacolo che non dimenticherò mai, e che mi ha riempito di dolore e vergogna».

Ai 15 di piazzale Loreto è dedicata la nostra sezione il cui nome ricorda proprio quella tragica giornata.

Le storie dei 15 di piazzale Loreto

Gian Antonio Bravin piazzale Loreto 1944
Nato a Milano il 28 febbraio 1908

Gian Antonio Bravin

Antifascista, subito dopo l’armistizio dell'8 settembre entra nella Resistenza come partigiano nel Varesotto

Gian Antonio Bravin, antifascista milanese, entra a far parte della Resistenza come partigiano nella zona di Varese. Dopo questo primo periodo, rientra a Milano e guida il 3° Gruppo GAP.

Bravin viene arrestato il 29 luglio del 1944 e imprigionato a San Vittore. Da qui, sarà portato in piazzale Loreto e fucilato il 10 agosto 1944.

Andrea Esposito 10 agosto 44
Nato a Trani (BA) il 26 ottobre 1898

Andrea Esposito

Militante comunista, attivo come partigiano nella 113ª Brigata Garibaldi sarà arrestato insieme al figlio Eugenio

Andrea Esposito è un militante comunista e partigiano della 113ª Brigata Garibaldi.

Il 31 luglio del 1944 viene arrestato nella sua abitazione insieme al figlio Eugenio, un vigile del fuoco della classe 1925, che non aveva risposto alla chiamata alle armi della RSI. Mentre Andrea Esposito morirà in piazzale Loreto il 1o agosto del 1944, Eugenio sarà deportato nel campo di concentramento di Flossenbürg e poi trasferito a Dachau. Riuscirà a sopravvivere fino alla liberazione, avvenuta per mano degli Alleati il 29 aprile 1945.

Giovanni Galimberti piazzale Loreto
Nato a Milano il 31 agosto 1922

Giovanni Galimberti

Gappista, dopo l’armistizio entra nelle formazioni “Garibaldi” operanti a Milano con compiti di collegamento e raccolta di armi

Giovanni Galimberti vive a Milano e lavora come impiegato. Come molti degli altri 15 di piazzale Loreto, dopo l’armistizio entra nella Resistenza. All’interno delle Formazioni Garibaldi, Giovanni si occupa, soprattutto, della raccolta di armi destinate ai partigiani che operano in montagna.

 

Sul finire di giugno del 1944, Giovanni Galimberti viene arrestato a Milano, in piazza San Babila. Portato a San Vittore,  viene a lungo interrogato e seviziato, senza però rivelare informazioni utili. Il 10 agosto del 1944 viene portato in piazzale Loreto insieme ad altre 14 persone. Verrà fucilato dalle SS.

Angelo Poletti strage 10 agosto 1944
Nato a Linate al Lambro (MI) il 20 giugno 1912

Angelo Poletti

Antifascista attivo a Milano, nella zona di Porta Magenta e all’interno dell’Isotta Fraschini, l’azienda dove lavorava come meccanico

La Resistenza di Angelo Poletti inizia ufficialmente nel 1934, quando entra in contatto con i socialisti del “Centro interno”, fondato a Milano da Morandi, Basso, Luzzatto e Colorni. In seguito, Angelo si attiva e organizza gruppi antifascisti clandestini nella zona di Porta Magenta e all’interno dell’Isotta Fraschini, l’azienda dove lavora come operaio meccanico.

 

Dopo l’armistizio, Angelo Poletti raggiunge le prime formazioni partigiane in Valdossola, ma ben presto fa ritorno a Milano, città nella quale è convinto di contribuire con più efficacia alla Resistenza. Nel capoluogo lombardo, diventa il primo comandante della 45ª Brigata Matteotti. Da Milano, Angelo Poletti è ancora in contatto con le formazioni partigiane in montagna e si occupa di fare da collegamento tra le vallate e la città.

 

Forse grazie ad una soffiata, viene arrestato. Angelo cerca di scappare, ma i fascisti gli sparano a una gamba, lo catturano e lo rinchiudono nel carcere di San Vittore. Per giorni e giorni viene ferocemente torturato, senza che i fascisti riescano però a estorcergli alcuna informazione compromettente.

 

Il mattino del 10 agosto 1944, Angelo Poletti viene incluso nel gruppo di 15 prigionieri che i nazifascisti decidono di fucilare in piazzale Loreto per rappresaglia. Due anni dopo la strage, i compagni della Brigata Matteotti hanno collocato un bassorilievo che lo ricorda al numero 15 di via Trenno (zona Lampugnano).

Eraldo Soncini partigiano
Nato a Milano il 4 aprile 1901

Eraldo Soncini

Operaio alla Pirelli Bicocca, è attivo nella Resistenza e lavora al fianco dell'amico Libero Temolo

Operaio socialista, già nel 1924 Eraldo Soncini viene arrestato e malmenato dai fascisti. Nonostante questo, prosegue la sua attività di propaganda all’interno della Pirelli.

 

Dopo l’armistizio, Eraldo Soncini entra a far parte della 107° Brigata SAP, organizzata dall’amico Libero Temolo, e quando quest’ultimo viene arrestato, ne prosegue l’opera. Tre mesi più tardi anche Soncini cade nelle mani delle SS e viene incarcerato a Monza senza un’accusa precisa.

Rivedrà il compagno di lavoro e di lotta a San Vittore, dove viene trasferito pochi giorni prima dell’eccidio di piazzale Loreto. Insieme a Temolo, Soncini quel giorno tenta la fuga: riesce ad arrivare nel portone di via Palestrina 9, ma viene raggiunto dai fascisti e trucidato nel sottoscala della casa, per essere poi trascinato nel mucchio degli altri cadaveri.

 

Oltre che sul monumento di piazzale Loreto, Soncini è ricordato, con queste parole, nel cortile dello stabile dove è stato ucciso: “Qui cadde assassinato da vile mano fascista il compagno Eraldo Soncini per la grandezza della libertà d’Italia spenta la voce più grande il suo ideale”.

Giulio Casiraghi
Nato a Sesto San Giovanni nel 1899

Giulio Casiraghi

Tra i fondatori del Partito Comunista di Sesto San Giovanni, entra a far parte di gruppi clandestini sin dall'inizio della dittatura fascista

Nato in una famiglia operaia e antifascista, Giulio inizia a lavorare in Ercole Marelli come apprendista. «È entrato nel ramo elettricità. Era diventato elettricista montatore. Sempre in giro per montare le centrali della Marelli, fino al ’31 quando l’hanno arrestato».

Nei primi anni del ventennio fascista fa parte di un gruppo clandestino riunito alla trattoria di via Breda, il “Polo nord”. È uno dei principali animatori del gruppo, che distribuisce stampa antifascista e il giornale “Il Risveglio” nelle grandi fabbriche sestesi. All’inizio degli anni Trenta c’è una prima ondata di arresti che coinvolge numerosi antifascisti. Anche Giulio viene arrestato e condannato a quattro anni di carcere dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato.

Così sua sorella Nanda racconta le circostanze dell’arresto: «Erano venuti di notte a prenderlo. Giulio era già sposato, abitava nella nostra stessa casa, ma sulla ringhiera di fronte. Prima cosa sono entrati da lui, poi da noi. Cercavano la stampa, la propaganda, i documenti del partito, cercavano chissà che cosa, armi o che altro. Io ero a letto. Bambina, dieci anni. Mia mamma m’aveva nascosta della roba sotto il materasso, poi m’aveva detto di star zitta. M’aveva messo dei libri sotto il materasso, della stampa. Allora c’era “il Risveglio” che stampavano in una tipografia di Niguarda e ci scriveva il Giulio. Non mi hanno toccato i poliziotti, mi hanno lasciata quieta; io mi sono alzata da letto soltanto quando se ne sono andati».

Rilasciato nel ‘32, Giulio riprende l’attività politica: «Era riuscito a tornare in Marelli e tornava a far parte della cellula in fabbrica. Però ormai marchiato, ogni volta che succedeva qualcosa a Sesto venivano a prenderlo. Nel ’35 si fece altri sei mesi di galera».

«Anche nel marzo del ’43 erano venuti a prenderlo e l’avevano portato in prigione. L’accusavano di essere uno degli organizzatori degli scioperi. Lo tennero dentro aprile, maggio, giugno e metà luglio, quasi quattro mesi. E quando è venuto fuori poco prima del 25 luglio
era conciato male. Nel luglio del ’44 l’hanno arrestato nuovamente e il 3 agosto aveva scritto che era ancora isolato in una cella e non capiva perché… Qualche giorno dopo l’hanno fucilato in piazzale Loreto».

 

tratto da Franco Alasia, La vita di prima, Vangelista, 1984

Domenico Fiorani martire piazzale Loreto
Nato in Svizzera il 24 gennaio 1913

Domenico Fiorani

Militante socialista, durante la Resistenza entra a far parte delle Brigate Matteotti con il ruolo di diffondere la stampa clandestina

Di professione perito industriale, Domenico Fiorani è un militante socialista. Durante la Resistenza entra a far parte delle Brigate Matteotti con il compito di produrre e diffondere la stampa clandestina.

 

Il 25 giugno 1944 la moglie di Domenico è ricoverata in ospedale: lui va a trovarla e viene arrestato.

Inizialmente, viene incarcerato a Monza, ma il 7 agosto, pochi giorni prima della strage di piazzale Loreto, viene trasferito a San Vittore. Dal carcere milanese, sarà poi portato in piazzale Loreto il 10 agosto del 1944 e fucilato.

Vittorio Gasparini 10 agosto 1944
Nato ad Ambivere (BG) il 30 luglio 1913

Vittorio Gasparini

Laureato in Economia e commercio, gli è stata riconosciuta la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria

Chiamato alle armi nel 1939, Vittorio Gasparini presta servizio nel Battaglione “Edolo” degli Alpini. Nel 1942 viene stato nominato capitano, ma esonerato perché mandato, come “mobilitato civile”, presso gli stabilimenti Bombrini-Parodi Delfino di Roma.

 

Subito dopo l’armistizio, Vittorio Gasparini si mette a disposizione del Fronte clandestino romano della Resistenza e viene inviato in missione a Milano. Viene però arrestato e fucilato in piazzale Loreto il 10 agosto del 1944.

 

Questa la motivazione della decorazione al valore che gli è stata conferita: “Si prestava volontariamente a cooperare con il fronte clandestino di resistenza della Marina militare raccogliendo e inviando preziose informazioni militari, politiche ed economiche risultate sempre delle più utili allo sviluppo vittorioso della guerra di liberazione. Arrestato dai tedeschi e torturato per più giorni consecutivi resisteva magnificamente senza mai tradirsi né rivelare i segreti a lui noti, addossandosi le altrui colpe e riuscendo con ciò a scagionare un compagno che veniva liberato. Condannato a morte veniva barbaramente fucilato in una piazza di Milano, poco discosta dalla propria abitazione e dai propri familiari. Elevato esempio di indomito coraggio e di incrollabile forza morale, ammirevole figura di ufficiale e di martire che ha coronato la propria esistenza invocando la Patria”.

Salvatore Principato 15 di piazzale Loreto
Nato a Piazza Armerina (EN) il 29 aprile 1892

Salvatore Principato

Maestro elementare, socialista, figura di primo piano dell’antifascismo milanese durante la dittatura nazifascista

Salvatore Principato nasce a Piazza Armerina, in provincia di Enna, una città sensibile alle istanze socialiste di fine Ottocento. Avvolto in quel clima, i suoi ideali prendono formano già in giovane età: tra il novembre e il dicembre 1911, appena diciannovenne, Salvatore è coinvolto in un processo per una protesta popolare contro il monopolio di una locale impresa di trasporti. Sarà assolto.

 

Salvatore Principato si diploma e, nel 1913, si trasferisce a Milano dove insegna al Collegio privato Tommaseo di Vimercate, poi alle scuole comunali; ben presto, è però costretto ad abbandonare il lavoro poiché viene chiamato alle armi. Dopo l’esperienza in guerra, nel Carso, Salvatore riprende l’insegnamento, prima a Vimercate, poi a Milano alla scuola di via Comasina, e in successione alla Giulio Romano, alla Tito Speri e alla Leonardo da Vinci.

 

A Milano, Salvatore Principato inizia a frequentare gli ambienti socialisti e, da subito, contrasta il nascente fascismo. Nei primi anni Trenta figura, con l’appellativo di “Socrate”, nelle relazioni dell’ispettore generale di Pubblica Sicurezza milanese. Quest’ultimo, lo indica tra i principali referenti milanesi del movimento di Giustizia e Libertà e della concentrazione antifascista di Parigi.

 

“Socrate” è attivo soprattutto nella gestione della stampa clandestina. È in contatto con Carlo Rosselli e con Rodolfo Morandi e, nell’aprile 1931, è tra gli artefici della fuga di Giuseppe Faravelli in Svizzera. Arrestato il 19 marzo 1933, Principato è deferito al Tribunale speciale nell’ambito di un’operazione di polizia molto vasta, che coinvolge i componenti milanesi e genovesi del movimento di Giustizia e Libertà. Dopo più tre mesi di carcere viene rilasciato e, da allora, diventa un sorvegliato speciale dell’O.V.R.A. Ricomincia a insegnare alla scuola Leonardo da Vinci, ma non può farlo nelle scuole serali in quanto non è iscritto al PNF.

 

Nell’ottobre 1942, Salvatore Principato è tra i fondatori del Movimento di Unità Proletaria. Negli anni della guerra, terminata l’esperienza del M.U.P., diventa uno dei punti di riferimento del Partito Socialista di Unità Proletaria a Milano: in via Cusani 10 (non lontano da quella che oggi è la fermata della metro Cairoli) gestisce lo smistamento della propaganda antifascista. Fa parte della 33° Brigata Matteotti, è nel secondo e nel terzo comitato antifascista di Porta Venezia e nel Comitato di Liberazione Nazionale della Scuola. Tra i suoi più stretti collaboratori, negli ultimi tempi, figura anche Eraldo Soncini, che con lui troverà la morte in piazzale Loreto.

 

L’8 luglio del 1944, forse tradito da un dipendente, Salvatore Principato viene arrestato dalle SS in via Cusani. Imprigionato nel carcere di Monza, è torturato dalla polizia nazifascista, che arriva a rompergli un braccio. Ai primi di agosto viene trasferito a Milano, nel carcere di San Vittore. Fucilato in piazzale Loreto, è il più anziano dei 15 martiri della strage del 10 agosto 1944.

La moglie, Marcella Chiorri, e la figlia, Concettina, proseguiranno il lavoro iniziato da Salvatore fino alla Liberazione.

Libero Temolo strage piazzale Loreto
Nato ad Arzignano (VI) il 31 ottobre 1906

Libero Temolo

Operaio comunista di origini vicentine, si trasferisce a Milano per lavoro dove è impiegato alla Pirelli

Nato ad Arzignano, in provincia di Vicenza, il 31 ottobre 1906, negli anni ’30 Libero Temolo si trasferisce a Milano dove riesce a trovare lavoro, prima come assicuratore e poi come operaio alla Pirelli. In fabbrica, dove è molto apprezzato dai colleghi per la sua dirittura morale, prende contatto con l’organizzazione comunista clandestina e si impegna nell’organizzazione delle Squadre di Azione Patriottica.

 

Probabilmente in seguito a una delazione, viene prelevato in fabbrica dai fascisti nell’aprile del 1944. Viene portato nel carcere di San Vittore, dove rimane per mesi senza un’imputazione precisa e senza processo. All’alba del 10 agosto, i secondini si presentano alla sua cella e lo obbligano a indossare una tuta blu da operaio. La stessa tuta fu consegnata ad altri quattordici detenuti di San Vittore, tutti rinchiusi perché sospettati di far parte a vario titolo della Resistenza. Theodor Emil Saevecke, comandante della polizia nazista di sicurezza a Milano, aveva infatti intimato ai repubblichini di fucilare 15 italiani come risposta a un’azione compiuta il giorno prima dai GAP in viale Abruzzi a Milano.

 

Con un camion i detenuti vengono trasportati in piazzale Loreto. Libero e un suo compagno socialista della Pirelli (Eraldo Soncini), che dovevano aver intuito quel che stava per succedere, tentano contemporaneamente la fuga in due opposte direzioni. Libero Temolo viene subito abbattuto da una raffica di mitra, mentre Soncini, raggiunto nel sottoscala di una casa vicina, viene ucciso sul posto; gli altri 13 furono falciati dai proiettili dei tedeschi e dei militi fascisti della “Muti”.

 

La lapide collettiva di via Padova 61 porta, tra gli altri, anche il suo nome.

Per saperne di più sulla sua storia è possibile ascoltare il podcast di Radio Nolo a lui dedicato.

Renzo Del Riccio piazzale Loreto
Nato a Sesto San Giovanni l’11 settembre 1923

Renzo Del Riccio

Giovane operaio sestese, all'arruolamento nell'esercito della RSI sceglie la Resistenza e si unisce alle Brigate Matteotti

Renzo Del Riccio è un soldato di fanteria quando l’Italia firma l’armistizio dell’8 settembre del 1943. Dopo questa data, fa ritorno a Milano, dove riprende il suo lavoro fino al marzo del 1944 quando viene richiamato alle armi dalla RSI.

 

Renzo del Riccio sceglie di non rispondere a questa chiamata e nascondersi nel comasco, dove si unisce a una formazione delle “Matteotti“. Arrestato dai nazisti, nel giugno del 1944 è destinato alla deportazione, ma riesce a scappare e torna a Milano, dove trova rifugio presso la propria famiglia.

 

La sua vita non è però al sicuro e, nel luglio dello stesso anno, Renzo Del Riccio viene denunciato da una spia e arrestato in viale Monza. Inizialmente, Renzo viene portato nel carcere di Monza, ma è poi trasferito a San Vittore, giusto il tempo per essere inserito nell’elenco dei 15 di piazzale Loreto.

 

Nel paese in cui è nato, Sesto San Giovanni, a Renzo Del Riccio è stata dedicata una via.

Umberto Fogagnolo 10 agosto 1944
Nato a Ferrara il 2 ottobre 1911

Umberto Fogagnolo

Antifascista della prima ora, insieme a Giulio Casiraghi è l’organizzatore degli scioperi del marzo 1944

Antifascista convinto, Umberto Fogagnolo viene fermato per la prima volta a Milano nell’ottobre del 1943 dopo aver difeso un operaio aggredito dai fascisti.

Umberto Fogagnolo, così con l’operaio comunista Giulio Casiraghi che insieme a lui troverà la morte in piazzale Loreto, è tra gli organizzatori degli scioperi del marzo 1944. Seppure cruciale, questa non è l’unica azione che svolge: è attivissimo in azioni di sabotaggio a Milano e in Lombardia.

Il 13 luglio del 1944, però, viene arrestato dalle SS, portato a San Vittore e torturato nel famigerato 5° Raggio. Da qui, poi, la mattina del 10 agosto dello stesso anno, poco meno di un mese dopo, sarà portato in piazzale Loreto e ucciso.

Una lettera scritta alla moglie ben racconta Umberto Fogagnolo più di mille parole: “Ho vissuto ore febbrili ed ho giocato il tutto per tutto. Per i nostri figli e per il tuo avvenire è bene tu sia al corrente di tutto. Qui ho organizzato la massa operaia che ora dirigo verso un fine che io credo santo e giusto. Tu Nadina mi perdonerai se oggi gioco la mia vita. Di una cosa però è bene che tu sia certa. Ed è che io sempre e soprattutto penso ed amo te e i nostri figli. V’è nella vita di ogni uomo però un momento decisivo nel quale chi ha vissuto per un ideale deve decidere ed abbandonare le parole”.

Una lapide, posta in zona Città Studi, lo ricorda: “I compagni ricordano il Dott. Ing. Umberto Fogagnolo nobilissima figura di lavoratore, fiero assertore dei diritti del popolo. Spento dal piombo fascista, vive perennemente nella luce della libertà”.

Uno dei suoi tre figli, Sergio, ha dato vita a “I Quindici”, comitato impegnato nel perpetrare la Memoria delle persone uccise il 10 agosto del 1944.

Emidio Mastrodomenico strage piazzale Loreto
Nato a Foggia il 30 novembre 1922

Emidio Mastrodomenico

Giovanissimo gappista, da San Ferdinando di Puglia si trasferisce a Milano dove lavora come agente di Pubblica Sicurezza

Emidio Mastrodomenico nasce in Puglia, ma nel 1940 si trasferisca a Milano per lavoro: è infatti agente di Pubblica Sicurezza e viene destinato al commissariato di Lambrate.

 

Dopo l’armistizio, Emidio entra a far parte della Resistenza e diventa capo di una delle formazioni GAP che agiscono a Milano. Nell’estate del 1944 viene fermato in piazza Santa Barbara da agenti del Sicherheitsdienst (il Servizio di sicurezza nazista), arrestato e incarcerato a San Vittore.

All’interno del carcere milanese, Emidio Mastrodomenico è sottoposto a pesanti interrogatori, ma non rivela alcuna informazione. I nazisti decidono quindi di includerlo nella lista delle 15 persone che saranno portato in piazzale Loreto e fucilate in quella che sarà ricordata come la strage del 10 agosto 1944.

Andrea Ragni partigiano
Nato a Brescia il 5 ottobre 1921

Andrea Ragni

Operaio antifascista poco più che ventenne, si unisce alla Resistenza dopo l'armistizio dell'8 settembre del 1943

Il giovane antifascista Andrea Ragni si unisce a una delle prime Brigate Garibaldi dopo l’armistizio dell’8 settembre.

Viene catturato dai fascisti, riesce a fuggire e riprende l’attività clandestina, per poi essere nuovamente arrestato. Andrea Ragni arriva a San Vittore il 22 maggio 1944 e vi rimane fino alla mattina del 10 agosto 1944 quando sarà fatto salire su un camion diretto a piazzale Loreto e fucilato.

Vitale Vertemati eccidio piazzale Loreto
Nato a Milano il 26 marzo 1919

Vitale Vertemati

Convinto antifascista, cresce nel popolare quartiere di Niguarda e lavora come meccanico alla Falk

Nato e cresciuto nel quartiere di Niguarda, Vitale Vertemati lavora come meccanico alla Falk. Convinto antifascista, dopo l’8 settembre 1943 entra a far parte della 1° Brigata GAP Gramsci.

 

Denunciato da una spia, Vitale Vertemati viene arrestato e rinchiuso nel carcere di San Vittore dove rimarrà per mesi. Ne uscirà solo la mattina del 10 agosto 1944 quando a piazzale Loreto sarà trucidato insieme ad altre 14 persone.

 

Una lapide, con l’effige in rilievo di Vertemati, è stata posta a Niguarda e recita: “Indomito cadesti immolando la tua giovinezza. Questo marmo ricorda l’abitazione del Patriota Vertemati Vitale, martire della ferocia nazi-fascista, sacrificato in Piazzale Loreto il 10 agosto 1944. I familiari la Direzione e le Maestranze FALK lo ricordano con orgoglio”.

Le illustrazioni dei 15 di piazzale Loreto sono state realizzate da Simon TheGraphic in occasione del 25 aprile 2021.