In memoria di: Sergio Bollina, Luigi Besana, Luciano Gabellini, Franco Gatti, Luigi Guaraldi, Leopoldo Montanucci, Ettore Mozzi, Silvano Polenghi, Giuseppe Rimella, Carlo Sironi e Alfeo Tralci
Lapide via Rovetta 14
Sergio Bollina (1926-1944) e Luciano Gabellini (1923-1944)
Sergio Bollina nasce a Milano il 1° aprile del 1926. Residente in piazzale Governo Provvisorio come segnala la sua scheda biografica, entra a far parte della 40° Matteotti il 14 giugno del 1944.
Luciano Gabellini nasce, invece, a Buglio in monte, in provincia di Sondrio, il 25 dicembre del 1923. Insieme al fratello Vincenzo, viveva in viale Monza al numero 102, in quello che era all’epoca un enorme caseggiato in una delle zone più popolari di Milano. Nello stesso stabile vivevano altri antifascisti come Silvano Polenghi, anche lui ricordato su questa lapide. Secondo la sua scheda biografica faceva parte della 40° brigata Matteotti.
La loro morte avviene nella stessa circostanza: tutto inizia il 10 giugno 1944 alcuni partigiani valtellinesi attaccano un treno ad Ardenno, in provincia di Sondrio, su cui viaggiano anche dei nazifascisti. L’azione è diretta dal comandante Dionisio Gambaruto, detto “Nicola”. Durante l’attacco 2 membri della GNR vengono uccisi, mentre 15 militi e 3 tedeschi vengono disarmati e spogliati di scarpe e divise. Il giorno dopo la colonna di “Nicola” marcia su Buglio in Monte e la occupa. Si svolgono subito delle assemblee che destituiscono il podestà e viene nominato un sindaco, facendo di Buglio il primo Comune libero della Valtellina. Dopo soli 5 giorni dall’assalto al treno, però, i nazisti contrattaccano con circa mille uomini. I partigiani decidono di ritirarsi insieme alla popolazione, ma molti di loro vengono fucilati sul posto e tutto il paese viene messo a ferro e fuoco (sono 14 gli abitanti uccisi). Anche Sergio e Luciano cadono in battaglia, rispettivamente a 18 e 21 anni. A ricordarli nel punto in cui persero la vita c’è una lapide.
Luigi Besana (1896-1945)
Nato a Ornago, in provincia di Milano e morto a Mauthausen (Gusen) l’8 giugno 1945
Operaio metalmeccanico alla Motomeccanica di Milano. Venne arrestato a Milano il 16 marzo 1944 a seguito degli scioperi, e deportato a Mauthausen 1’8 aprile 1944 (matr.61651). Trasferito nel sottocampo di Gusen, vi morì, dopo la liberazione del lager.
Nel suo paese natale una pietra di inciampo lo ricorda.
Franco Gatti (1925-1945)
Franco Gatti nasce a Milano il 30 ottobre del 1925.
Di professione disegnatore, abita in via Archimede 41 come riporta la sua scheda biografica, civico dove lo ricorda una lapide. Arrestato a Milano il 22 dicembre 1944, viene deportato a Flossenburg il 23 gennaio del 1945 con il numero di matricola 43619 e poi trasferito nel sottocampo di Porschdorf il 3 febbraio dello stesso anno. Da qui viene inviato a Holzen (Buchenwald) dove muore il 13 maggio del 1945.
Luigi Guaraldi ed Ettore Mozzi (1925-1945)
Entrambi nati a Milano nel 1925 , Luigi Guaraldi ed Ettore Mozzi vengono uccisi il 28 marzo 1945 nel corso di una manifestazione organizzata dagli operai delle officine Magnaghi. Due sono le versioni dell’accaduto: la prima vuole che Militi della Brigata nera Resega e della GNR individuarono tra i dimostranti due patrioti della SAP e li uccisero, lasciandoli poi sulla piazza.
La seconda, più probabile, è che Luigi Guaraldi ed Ettore Mozzi siano stati vittime della sparatoria aperta contro i dimostranti. A supporto di questa tesi, la testimonianza di Carlo Piazza, comandante della 130ª Brigata SAP, che non menziona caduti sappisti al comizio.
I loro nomi compaiono anche sulla lapide di via Padova 61 e su quella del luogo della morte, in piazzale Governo Provvisorio.
Leopoldo Montanucci (1924-1945)
È il 19 aprile 1945 e sul Sonclino (Val Trompia, in provincia di Brescia) avviene una delle ultime e più cruente battaglie fra partigiani e nazifascisti. I militi della Brigata Nera Tognù e altri fascisti della San Marco, appoggiati dai tedeschi (circa 500 uomini) circondano la zona montuosa dove ci sono un centinaio di partigiani e 17 uomini sono fatti prigionieri. Due vengono uccisi sul posto, sei vengono fucilati a Campo di Gallo, tre sono ad Alone di Casto.
Sei giovani, invece, vengono lasciati andare verso Marcheno, ma poi vengono arrestati nuovamente e trasferiti nel municipio di Brozzo. Verranno uccisi a Marcheno il giorno dopo. Tra questi, anche Leopoldo Montanucci che aveva 21 anni.
Il suo nome è ricordato anche sulla lapide di via della Torre 34 e sulla collettiva di piazza Morbegno.
Silvano Polenghi (1925-1945)
Silvano Polenghi nasce a Milano il 1° ottobre del 1925. Abita in viale Monza 1o2, all’interno di un caseggiato dove vivono numerosi antifascisti (fra cui Luciano Gabellini).
Lavora come tornitore alla Pirelli e, proprio in fabbrica, viene arrestato dai nazisti il 23 novembre del 1944. Incarcerato a San Vittore, viene deportato il 28 novembre del 1944.
Silvano Polenghi arriva a Reichenau (Innsbruck) circa una settimana dopo. Da qui viene trasferito nello Straflager (lager di punizione) di Mauthausen dove muore proprio il giorno della Liberazione, il 25 aprile del 1945. Un’altra lapide lo ricorda in viale Monza, 102.
Giuseppe Rinella o Rinelli (1882 o 1892-1945)
Operaio antifascista, come recita la lapide, Giuseppe venne “strappato dal suo posto di lavoro e dalla famiglia” per essere deportato a Mauthausen, luogo dove trova la morte il 14 aprile del 1945.
Giuseppe Rinella abitava in via Rovetta, luogo in cui un’altra lapide lo ricorda. Se sul luogo di residenza non ci sono dubbi, sulla data di nascita e sul cognome le fonti presentano, invece, delle incongruenze. Per quanto riguarda la prima, infatti, sulla lapide di via Rovetta è riportato 21 gennaio 1882, mentre sulla sua scheda biografica si parla di 25 novembre 1892, ben 10 anni dopo. Per il secondo, invece, sulla scheda biografica e su questa lapide è scritto con la “a” (Rinella), mentre sulla targa commemorativa di via Rovetta si parla di “Rinelli”.
Carlo Sironi
Combattente attivo a Milano, nelle sue memorie Carlo ricorda numerose azioni di sabotaggio, tra cui quella del novembre del 1944 alla Isotta Fraschini di viale Montenero organizzata da Sap sestesi. Partecipa anche ad azioni in collaborazione con il Servizio segreto alleato, assolvendo compiti di spionaggio (si paracaduta nella zona di Borgotaro, all’interno della missione conosciuta come “Jedburgh”).
Arrestato a Milano nel febbraio del 1945 da SS in borghese, rimase a San Vittore fino alla Liberazione.
Alfeo o Orfeo Tralci (1925-1945)
Nasce a Milano il 21 luglio del 1925, sulla sua scheda biografica il nome Alfeo è cancellato e corretto in Orfeo.
Di professione elettromeccanico, lavora all’ATM ed entra a far parte del Fronte della Gioventù. Colto in flagrante a distribuire volantini di fronte al deposito dei tram di via Teodosio 5, viene arrestato.
Dapprima incarcerato a San Vittore, viene poi deportato a Bolzano il 22 novembre del 1944 (numero di matricola 6500) e da lì inviato a Mauthausen l’8 gennaio del 1945 (numero di matricola 115748). Muore il 9 aprile del 1945.
