Skip to main content

La storia di Maria Elena Prestinari (1897-1978) ci racconta l’importanza delle donne nella Resistenza, il contributo svolto da tante di loro e, troppo spesso, dimenticato.

Maria Elena Prestinari, la “professoressa Cuciniello”

Maria Elena Prestinari nasce a Milano il 13 febbraio 1897. I suoi genitori provenivano da Magenta, dove suo padre aveva un’attività di costruzione e riparazione di organi di chiesa.

Maria Elena si laurea in Lettere, si sposa nel 1926 con l’avvocato socialista Edoardo Cuciniello (avranno tre figli, di cui due moriranno nella guerra di Liberazione e sono ricordati nella lapide di via Padova 61). Con il marito e i figli Maria Elena Prestinari viveva nel quartiere Casoretto, probabilmente è anche di lei e della sua famiglia che parla Franco Loi, che abitava a pochi passi, come di persone impegnate nella clandestinità antifascista e per questo perseguitate.

Maria Elena Prestinari insegnava al “Caterina da Siena”, una scuola costruita ai primi del secolo vicino alle case popolari della Società Umanitaria così descritta: «Una scuola che avrebbe dovuto garantire un’educazione conforme alla cultura antifemminista del fascismo, la professionale Caterina da Siena, fu tra le più attive nell’attività resistenziale: vi si svolgevano riunioni clandestine dei movimenti antifascisti e si reclutavano renitenti alla leva per il partigianato, vi si raccoglieva materiale sanitario – autotassandosi, le insegnanti riuscirono a procurare un ospedale da campo per Moscatelli -, indumenti, generi alimentari che venivano inviati al campo di concentramento di Bolzano o alle formazioni partigiane dell’Oltrepò Pavese…».

Negli anni Trenta l’allora direttrice Ines Saracchi aveva dato un notevole impulso alla scuola montessoriana. Le autorità cittadine guardavano alla “Caterina da Siena” come ad un istituto modello, che preparava le allieve al ruolo famigliare e domestico, attraverso il lavoro e la disciplina. La scuola si impegnava ad aderire alle direttive del Ministero dell’Educazione Nazionale.

I documenti dell’epoca testimoniano come l’intraprendente direttrice, lontana da una adesione ideologica al fascismo, utilizzasse il favore del regime per avvantaggiare, attraverso finanziamenti e strutture all’avanguardia, le studentesse e gli insegnanti, senza per questo rinunciare alle proprie convinzioni e alla propria integrità. In questo contesto, sensibile e “autonomo”, la professoressa Maria Elena Prestinari  si prestava ad assecondare formalmente la visione della scuola di regime, che pretendeva che ogni alunna fosse preparata a diventare “la signora del focolare domestico, la fedele compagna del suo sposo, la madre adorata di una nidiata di bimbi”, dall’altra, con il suo esempio e la sua pedagogia “alternativa”, si proponeva di offrire strumenti intellettuali per una crescita libera ed una formazione critica.

Concettina Principato, figlia di Salvatore e Marcella Chiorri, ricorda i suoi primi anni di scuola, iniziata nel 1929: «Frequentai la scuola elementare “Caterina da Siena” in viale Lombardia diretta dalla signora Ines Saracchi, antifascista di provata fede e amica di mio padre, come le maestre Merlin, Faini, Cuciniello e altre. Imparai presto a leggere. La didattica seguiva il metodo di Maria Montessori, che allora costituiva una delle più avanzate impostazioni di insegnamento. Noi bambini usavamo le lettere dell’alfabeto ritagliate in cartoncino flessibile, con le quali si componevano le parole… Frequentai la classe Iª A della maestra Parmeggiani Remzinski, la quale dovette impiegare tutta la sua pazienza per insegnarmi a scrivere: ero infatti mancina! E all’epoca ciò era ritenuto un difetto da correggere…»

Sulla condotta politica di Ines Saracchi, socialista e antifascista «… anche se per mantenere il suo ruolo doveva talvolta giustificarsi e fare professione esteriore di fascismo…», fu ordinata un’inchiesta nel 1935. E nel 1944 le fu imposto di andare in pensione.

Il contributo di Maria Elena Prestinari alla Resistenza

Fu il marito di Ines Saracchi, Edoardo, a introdurre Maria Elena Prestinari alla politica e all’antifascismo, in particolare quello di “Giustizia e Libertà”.

Con la prematura scomparsa di Cuciniello, nel 1934, l’impegno politico di Prestinari non finì, anzi. Visse la lotta di Liberazione con un gruppo di donne e insegnanti molto attivo. Per ricordare alcune: Anita Gerosa Faini, Piera Beccaglia, Giulia Pisanti, Ada Tamini, Anita Crespi, Giuditta e Maria Faini, Gisella Resnati, Lina Merlin, forse la più nota del gruppo (divenne senatrice e costituente…). «Elena, che faceva parte del “Gruppo femminile socialista”, fu tra le fondatrici e le maggiori collaboratrici dell’edizione lombarda del giornale clandestino “Noi donne”, organo dei “Gruppi di difesa della donna”»

Inoltre, leggiamo di Maria Elena Prestinari nel libro di Massimo Castoldi su piazzale Loreto. Nel ricostruire e raccontare l’attività di sua nonna, Marcella Chiorri, vedova Principato dopo la morte del marito ucciso il 10 agosto 1944, Castoldi parla di una “rete” di donne attive nella Resistenza milanese, soprattutto nei compiti di assistenza (ad esempio ai compagni in carcere e alle loro famiglie, ai ricercati dalla polizia…).

Castoldi ipotizza che in questa rete, oltre a sua nonna, lavorino «… Pina Palumbo, Lina Merlin e la professoressa Maria Elena Prestinari, vedova di Edoardo Cuciniello e madre di Francesco, detto Cecco, il giovane che morì a diciannove anni, proprio il 25 aprile 1945, dopo essere stato ferito in uno scontro a fuoco con i fascisti, asserragliati nella Casa del fascio di viale Ceresio. Due giorni dopo in un incidente avvenuto al ritorno da un’azione di rastrellamento, perse anche il figlio più giovane Domenico, detto Mimmo. Le due case Palumbo e Cuciniello furono in quei mesi sedi di numerosi incontri…».

Secondo Gianni Baldi, giovane socialista milanese, nel 1944 i giovani socialisti a Milano erano organizzati in tre gruppi:
– gli studenti della Bocconi (il gruppo cui apparteneva Baldi);
– i giovani di Libero Cavalli (brigata Matteotti);
– i “giovani di Lina”. Con un tono che non risparmia ironia nei confronti dei socialisti e delle socialiste milanesi, Baldi scrive: «La Merlin, donna grintosa e vecchia socialista aveva costituito una sua parrocchietta giovanile con alcuni studenti della scuola media, che erano in prevalenza suoi allievi, essendo lei un’insegnante. Assieme ad una sua collega ed amica, la professoressa Cuciniello… radunava periodicamente a casa di quest’ultima la piccola schiera dei suoi giovanissimi adepti, per impartir loro, in un doposcuola clandestino, lezioni di politica e di socialismo… La Merlin, proprio per la questione dei giovani, era in polemica con Sandro. Lo accusava di trascurare i “suoi ragazzi”, fra i quali ce n’erano di molto dotati, come i due Cuciniello. Sandro decise un giorno di recarsi a casa loro…».

Forse la conseguenza della visita fu una maggiore considerazione delle compagne di lotta da parte dell’allora segretario dello Psiup Alta Italia e dirigente della Resistenza.

Bibliografia

  • Massimo Castoldi, Piazzale Loreto. Milano, l’eccidio e il “Contrappasso”, Donzelli, 2020.
  • Gianni Baldi, Clandestini a Milano, La Salamandra, 1984.
  • Katia Colombo, La scuola milanese nella Resistenza, in Annali 4, a cura di Grazia Marcialis e Giuseppe Vignati, FrancoAngeli, 1996.
  • Natalia Tunesi, Maria Elena Prestinari, in Il volto magentino della Resistenza a Milano, in Carlo Fontana: pioniere del socialismo, maestro antifascista, primo sindaco di Magenta nell’Italia repubblicana, a cura di Natalia Tunesi, Carlo Morani, Mgenta, 2016.
  • Concettina Principato, Siamo dignitosamente fiere di avere vissuto così. Memoria della Resistenza e difesa della Costituzione. Scritti e discorsi, Giorgio Pozzi Editore, 2010.