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Quando viene catturato, torturato e assassinato ai primi di aprile del 1945, Tiberio Pansini ha solo 27 anni ma è già un “vecchio” partigiano perché ha sulle spalle due inverni di Resistenza.

TIberio Pansini

Tiberio Pansini è ricordato in due diverse lapidi presenti nel nostro quartiere: la prima si trova in via Oldrado da Tresseno 2, mentre la seconda è in piazza Morbegno.

Tiberio Pansini, medico e partigiano

Tiberio Pansini nasce a Molfetta nel 1917. Cresce in una famiglia antifascista, il padre è condannato a cinque anni di confino. Ad entrambi, oggi, è dedicata una sezione ANPI nella loro città Natale.

 

Studente di medicina a Milano, Tiberio Pansini nel 1936 entra a far parte di un gruppo antifascista clandestino di giovani comunisti e socialisti (gruppo “Erba”). Sul finire del 1939 viene arrestato per aver partecipato a una protesta contro l’invasione nazista della Polonia.

Tiberio si laurea nel 1942, l’anno dopo è alla scuola militare di sanità di Firenze, dove si trova tra l’aprile e l’agosto ‘43.

 

Il ruolo di Tiberio Pansini nella Resistenza

Nell’inverno del ’43 – ‘44, con alcune centinaia di ex soldati dell’esercito regio, militanti di partito e intellettuali, Tiberio Pansini partecipa all’avvio della Resistenza, collaborando alla costituzione delle prime formazioni partigiane nella zona del Lario e della bassa Valtellina.

Al principio potrebbe essersi dedicato ai servizi sanitari del gruppo che si sta formando sulla sponda occidentale del Lago di Como, la 52° brigata Garibaldi. Tiberio Pansini si sposta continuamente tra i vari distaccamenti della brigata, con i nomi di battaglia “Rossi”, “dottor Rossi”, “dottor Gafaggi”, “Cafaggi”. Potrebbe aver collaborato anche alla organizzazione dei primi gruppi in Bassa Valtellina.

Nel corso dell’estate ’44 probabilmente sfugge alla cattura dei nazifascisti. Verso la fine dell’estate ’44 i partigiani in montagna sono sempre più numerosi, gli alleati che risalgono la penisola sempre più vicini, la liberazione sembra imminente. Si rende necessario quindi unire e coordinare le formazioni. Sei brigate operanti o in via di costituzione nelle province di Como, Sondrio e nella parte occidentale della provincia di Bergamo sono riunite in due divisioni e dotate di un comando unico, il Comando Raggruppamento Divisioni Garibaldine Lombarde, nel quale Tiberio Pansini, il dottor Rossi, comunista, assume il ruolo di Vicecommissario politico, con il compito di istruire e motivare i partigiani alla lotta affinché sappiano perché combattono.

Pansini è sempre in movimento tra i distaccamenti sparsi sul territorio delle due divisioni per raccogliere e diffondere informazioni, coordinare le forze, risolvere i problemi tra vertici e base nella guerra di liberazione, intervenire in caso di dissidi e contrasti.

Nell’autunno del ’44 durante i pesanti rastrellamenti operati dai nazifascisti, Tiberio Pansini è chiamato a intervenire in almeno due circostanze. La prima presso la 90° brigata Garibaldi, in val Chiavenna, dove dissidi politici e militari, ambizioni personali e contrasti tra il vertice della brigata e alcuni distaccamenti mettono a rischio l’esistenza della formazione partigiana. Anche con la mediazione del “dottor Rossi”, la crisi rientra, il dissidio viene ricomposto pur rimanendo il confronto, aspro a volte, tra le diverse componenti (politici e militari, milanesi e valligiani, moderati e radicali…).

Più grave e complicata la situazione che si crea in Val Taleggio, dove il comandante della 86° brigata Garibaldi, exufficiale dell’esercito, è sospettato di aver concordato una tregua con il comando tedesco. Tra rastrellamenti e bufere di neve, alcuni uomini, tra cui Tiberio Pansini, sono inviati presso il comando di quella brigata per impedire l’accordo e arrestare il comandante. Purtroppo, il disarmo di alcuni uomini della brigata non avviene in modo pacifico, forse anche per la concitazione e una manovra mal interpretata. L’esito dell’azione è una sparatoria che causa la morte di cinque partigiani.

Gli ultimi mesi di Tiberio Pansini

Dopo il proclama Alexander, nell’inverno ’44 continuano nelle valli alpine pesanti rastrellamenti nazifascisti. Molti partigiani delle divisioni garibaldine lombarde sconfinano in Svizzera. Rimangono alcuni gruppi, resta anche il dottor Rossi, che continua a spostarsi dalle valli a Milano per assicurare i contatti tra le formazioni combattenti e i comandi.

Al principio del ‘45 è documentato il suo incontro in Valtellina con alcuni componenti della 40° brigata, dove la sua opera continua fino alla cattura, avvenuta vicino a Sondrio tra il febbraio e il marzo del ‘45.

Le Brigate Nere lo torturano a morte, abbandonano il suo cadavere in un bosco nei dintorni di Sondrio, cercando di inscenare uno scontro a fuoco a seguito di un tentativo di fuga.

Prima di essere ucciso, Pansini condivide la breve prigionia con Ginetta Moroni, una giovane milanese impegnata nell’espatrio in Svizzera di ebrei e antifascisti come lei, che lo ricorderà nel suo successivo impegno nella difesa dei diritti umani con Amnesty International.