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Andrea Ragni

Andrea Ragni nasce a Brescia il 5 ottobre 1921 da Maria Botticini e Waifio Ragni.

Proviene da un popoloso quartiere di Milano, abita infatti al numero 57 di via Paolo Sarpi. Di lui sappiamo che la famiglia di provenienza è povera e divisa.

Giovanissimo, inizia a lavorare come operaio e in fabbrica ha i primi contatti con il movimento antifascista. Pochi giorni dopo l’8 settembre 1943, entra in una delle prime Brigate Garibaldi in via di formazione. Partecipa a un’azione per prendere delle armi, ma viene ferito e catturato dai fascisti. Ricoverato a Niguarda, riesce a fuggire e a riprendere l’attività clandestina.

Il 22 maggio 1944 viene di nuovo arrestato su segnalazione di un agente italiano, e finisce nel carcere di San Vittore in mano alle SS. Ne uscirà con gli altri 14 martiri della rappresaglia nazifascista del 10 agosto 1944.

Inizialmente, il suo nome non era incluso nell’elenco dei 15 condannati. Tuttavia, quando Theodor Emil Saevecke (l’ufficiale delle SS che ordinò la strage di piazzale Loreto) procede all’appello, giunto al nome di Pietro Strada lo esclude perché minorenne. Al suo posto, inserisce invece Andrea Ragni.
Pietro Strada sarà deportato nel campo di concentramento Flossenbürg e riuscirà a sopravvivere.

Andrea Ragni

Il poeta Franco Loi che, allora bambino, abitava nella zona, ha ricordato così la strage: «C’erano molti corpi gettati sul marciapiede, contro lo steccato, qualche manifesto di teatro, la Gazzetta del Sorriso, cartelli, banditi! Banditi catturati con le armi in pugno! Attorno la gente muta, il sole caldo. Quando arrivai a vederli fu come una vertigine: scarpe, mani, braccia, calze sporche.(…) ai miei occhi di bambino era una cosa inaudita: uomini gettati sul marciapiede come spazzatura e altri uomini, giovani vestiti di nero, che sembravano fare la guardia armati».

Il regista Damiano Damiani, nella trasmissione televisiva per la Rai del 18 febbraio 1990, Finché dura la memoria. Piazzale Loreto, registra la testimonianza di Giuseppe Ragni, fratello di Andrea. Sono passati quasi 40 anni, ma la ferita che si è aperta nel cuore e nell’anima di Giuseppe per il caro fratello Andrea non si è ancora rimarginata. Così racconta:
“Quando abbiamo saputo dell’esecuzione, io, mia madre, mia sorella siamo corsi fuori a vedere. Io volevo vedere se era vero che avevano ucciso mio fratello. Perché io volevo troppo bene a mio fratello e poi avevamo così pochi anni di differenza. Allora ho trovato una divisa della Gnr (Guardia nazionale repubblicana) e sono andato a piazzale Loreto. Mia madre era lì con mia sorella e mia cognata, moglie di mio fratello. Lì c’erano altri familiari dei Quindici. Ho saputo in seguito che erano i Vertemati, i Fogagnolo, i Principato. Poi mi sono fatto coraggio e mi sono avvicinato a un sergente della Aldo Resega e gli ho detto: ‘Sono di passaggio in licenza’. Ero un po’ intimorito ho rischiato un pochino.
E lui mi fa:’Che cosa vuole?’. E mentre mi parlava ogni tanto si girava, sparava in alto col mitra e dava calci ai quindici morti dicendo: ‘Sono tutti banditi’. E non nascondo di aver avuto paura. Bastava un momento e ti sparavano una raffica. Allora mi avvicinai e lo riconobbi subito dalla biancheria. Il giorno prima gli avevamo mandato in carcere il ricambio.
Quel fatto di mio fratello visto così, mi ha cambiato la vita, mi ha sconvolto e non sono più rientrato nei ranghi. Io amavo i miei genitori, però tra me e mio fratello ci volevamo troppo bene”.

Insieme agli altri martiri di piazzale Loreto, anche Andrea Ragni è citato nella poesia scritta da Salvatore Quasimodo “Ai quindici di piazzale Loreto”:
Esposito, Fiorani, Fogagnolo,
Casiraghi, chi siete? Voi nomi, ombre?
Soncini, Principato, spente epigrafe,
voi, Del Riccio, Temolo, Vertemati,
Gasparini? Foglie d’un albero
di sangue, Galimberti, Ragni, voi,
Bravin, Mastrodomenico, Poletti?
O caro sangue nostro che non sporca
la terra, sangue che inizia la terra
nell’ora dei moschetti. Sulle spalle
le vostre piaghe di piombo ci umiliano:
troppo tempo passò. Ricade morte
da bocche funebri, chiedono morte
le bandiere straniere sulle porte
ancora nelle vostre case. Temono
da voi la morte, credendosi vivi.
La nostra non è guardia di tristezza,
non è veglia di lacrime alle tombe;
la morte non dà ombra quando è vita.

Ascolta il podcast di Radio NoLo su Andrea Ragni

L’illustrazione di Andrea Ragni è stata realizzata da Simon TheGraphic