Skip to main content

Vitale Vertemati

Alle cinque del mattino del 10 agosto 1944 «I quindici ostaggi stanno per uscire da San Vittore, forse sono già sul camion che li porterà a Loreto. Nel Pro memoria urgente per il Duce Parini riferisce che hanno cominciato a svegliarli alle 4,30, li hanno fatti scendere in cortile e hanno dato loro una tuta. Qualcuno avrebbe cominciato a spargere la voce che sarebbero stati destinati al servizio del lavoro in Germania. Sul registro di San Vittore vengono scaricati con l’annotazione manoscritta “Trasferiti per Bergamo”» (Borgomaneri).

Probabilmente gli ostaggi, tra cui Vitale Vertemati, erano consapevoli della sorte che li attendeva, anche perché venne chiesto loro di lasciare in carcere gli oggetti personali.

Vitale Vertemati nasce a Milano, nel quartiere Niguarda, a due passi da Sesto San Giovanni, il 26 marzo 1919. È uno dei 7 partigiani sestesi fucilati il 10 agosto 1944 in piazzale Loreto. Vertemati, così come Domenico Fiorani, lavora alla Falck.

Non è un caso che la metà dei patrioti fucilati il 10 agosto 1944 lavorasse e/o vivesse nella città delle fabbriche: «Piazzale Loreto era sì vicina a viale Abruzzi e a Piazzale Tonoli, dove erano avvenuti i precedenti attentati, ma era soprattutto il luogo dove arrivavano e partivano i tram, che portavano la mattina gli operai nelle fabbriche, dove si erano sviluppati nel marzo dello stesso anno quegli scioperi che erano stati la più grande protesta in Europa contro il nazismo e il fascismo, e che avevano avuto negli uomini uccisi alcuni tra i principali organizzatori: la Pirelli, la Breda, la Falck, la Ercole Marelli, andando verso Sesto San Giovanni, la Bianchi di viale Abruzzi, venendo verso Milano.» (Castoldi)

Vitale Vertemati alla Falck era operaio elettricista. È probabile che facesse parte della forza lavoro specializzata dell’acciaieria, quella dei manutentori, l’avanguardia della classe operaia della fabbrica, con una solida cultura e coscienza politica. Anche la sua provenienza potrebbe confermare tale ipotesi. A Niguarda abitava, in via Vincenzo da Filicaia al civico n. 3, dove venne arrestato il 1° maggio 1944.

Vitale Vertemati

Vitale Vertemati e il suo contributo alla Resistenza

Tra le squadre che compongono il distaccamento Gramsci, uno dei primi Gap milanesi, una si forma a Niguarda e Vitale Vertemati ne è il caposquadra.
Tra la fine di ottobre e i primi di novembre del 1943 si sussegue una serie di attacchi gappisti. Dopo le violenze dei primi giorni di occupazione, i tedeschi sperano di ridurre ogni turbamento dell’ordine sociale per sfruttare appieno l’apparato industriale della città. Al contrario, le forze della Resistenza devono colpire i tedeschi per stanarli e costringerli a mostrare il vero volto dell’occupazione.

Il 29 ottobre 1943 una squadra del distaccamento 5 Giornate attacca un bar di via Venini, frequentato da un gruppo di fascisti. Ai primi di novembre i gappisti, tra corso Buenos Aires e piazza Argentina, uccidono quattro ufficiali nazisti. Il 5 novembre è una squadra del Gramsci a fare un attentato alla Stazione centrale e uno a un locale frequentato da soldati nazisti in via Lecco, «… il giorno seguente cadono due squadristi in corso Magenta e a Porta Ticinese; il 7, “per commemorare l’anniversario della Rivoluzione Russa, è giustiziato un ufficiale della milizia a Porta Magenta”, e verso sera Vertemati e De Rosa fanno esplodere un ordigno in via Petrella in un locale frequentato da militari germanici» (Borgomaneri).

Non conosciamo nel dettaglio l’attività di Vertemati durante il duro inverno del ’43 – ’44. La sorella Angela dichiarò al Comando alleato che suo fratello prestava aiuto a prigionieri di guerra alleati evasi nell’attraversamento della frontiera svizzera. Nell’aprile del 1944 alcuni partigiani della banda di Cino Moscatelli, scesi a Milano, prendono contatto con Vertemati, che organizza il loro incontro con Carlo Camesasca, “Barbisun”, uno dei quattro operai sestesi della prima squadra Gap. È necessario sviluppare i collegamenti tra le formazioni cittadine, quelle della provincia (Vimercatese, Valle Olona) e le bande in Valsesia.

È forse nello sviluppo di questi contatti che si incunea l’Ufficio politico investigativo della Guardia nazionale repubblicana, comandato dal tenente Manlio Melli, che con i suoi uomini è uno dei principali responsabili delle sistematiche torture dei detenuti politici nel carcere di San Vittore. La catena di arresti coinvolge circa 60 persone. A Niguarda, tra gli altri, viene arrestato anche Vitale Vertemati.

Adele Delponte, giovane partigiana vicina di casa di Vertemati, si ricorda la notte del loro arresto, il 1° maggio 1944:

«Nel silenzio assoluto e nelle tenebre del coprifuoco, arrivarono rombando alcune terribili motosidecar tedesche e un’automobile dalla quale scesero delle persone in borghese, probabilmente agenti della polizia fascista».

 

Vitale Vertemati: da San Vittore a piazzale Loreto

A San Vittore Vitale Vertemati è incaricato del ritiro pacchi: «Lavorava in una sala a pianterreno, che dava su viale Papiniano… Comunicava con la sorella Angela, lanciando biglietti con una cerbottana sulla strada. Un giorno anche la sorella fu arrestata, proprio mentre aspettava un messaggio. Fu salvata da una suora di assistenza al carcere, che le svuotò la borsa di quanto conteneva di compromettente. (Castoldi).

Irma Suardi e Franco Soncini, moglie e figlio di Eraldo Soncini, hanno raccolto la testimonianza di Giuditta Muzzolon, arrestata con Soncini il 9 luglio 1944:

«Sappiamo che quando furono prelevati dal carcere, Essi credevano di essere inviati in Germania, o così in primo tempo gli avrebbero fatto credere; durante il tragitto seppero la verità. La portinaia di Barni tornata ora dalla Germania ci disse che il nostro Paparino sul camion gli aveva detto parole di speranza; anche da un secondino delle carceri potemmo sapere ciò che gli disse mio Padre prima di lasciare la cella: “Dite al mio Franco di crescere sempre un bravo bambino, come gli ha insegnato il suo paparino!”»

Ottavio Rapetti, compagno di cella di Vitale Vertemati, di quell’alba del 10 agosto 1944 ha un ricordo preciso:

«Alle 3 e mezza ha inizio la tragedia. Mi ero appena addormentato quando sento aprire la cella. Entra la guardia con un milite e chiama la matricola 2742. È la matricola Vitale (Vertemati). Si alza mortalmente pallido, ci guardiamo negli occhi. Ha capito. Vedo che ha molto coraggio. Ci abbracciamo e mi dice di salutare sua madre. Non trema. Di nuovo ci stringiamo la mano. Se ne va. Addio caro compagno e la pace sia con te».

La sorella di Vertemati, Angela, noterà sul corpo del fratello esposto in piazzale Loreto delle ferite alla testa e alle gambe: segni, forse, di disperati tentativi di fuga.

Adele Delponte, giovane partigiana di Niguarda, racconta:
«Ricordo di aver accompagnato, con altre donne, la madre e le sorelle di Vertemati chiamate alla dolorosa incombenza di identificare la salma del loro congiunto. In quel povero mucchio d’uomini morti, coperti di grumi di sangue e da mosconi inferociti dalla gran calura, la ricerca del corpo del giovane Vertemati fu un’operazione orribile e straziante. Ricordo che per separare i corpi affastellati e abbracciati nella comune sorte, i militi repubblichini adoperarono i loro piedi calzati da orrendi stivali. La povera donna, quando riconobbe il figlio, svenne».

Ascolta il podcast di Radio NoLo su Vitale Vertemati

L’illustrazione di Vitale Vertemati  è stata realizzata da Simon TheGraphic