Nato a Ferrara il 2 ottobre del 1911, Umberto Fogagnolo è uno dei 15 antifascisti trucidati in piazzale Loreto il 10 agosto del 1944. A sparare sono stati i militi del gruppo Oberdan della legione Ettore Muti della RSI. Dopo la fucilazione (avvenuta alle 06:10), a scopo intimidatorio i cadaveri scomposti sono stati esposti sotto il sole sino alle 20:00.
Prima di quel tragico fatto, Umberto Fogagnolo lavorava come ingegnere elettrotecnico e dirigente responsabile dell’Ufficio Idromeccanica all’Ercole Marelli. Nonostante la carica ricoperta, aveva un rapporto alla pari con gli operai.
Noto per i suoi sentimenti antifascisti durante il ventennio, è un antifascista della prima ora. Era molto apprezzato dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), che teneva in gran conto le opinioni Fogagnolo, conosciuto con il nome di battaglia “Ingegner Bianchi“.
Umberto Fogagnolo, l’ingegner Bianchi
Il 25 luglio 1943 partecipa tra i primi alle manifestazioni antifasciste. Tiene comizi in fabbrica e diventa il patrocinatore e l’organizzatore della costituzione della Commissione Interna. Pochi giorni dopo la caduta di Mussolini e quando già aveva deciso di impegnarsi nella Resistenza (era in contatto con uno stretto collaboratore di Ferruccio Parri), aveva scritto alla moglie una lettera nella quale diceva:
«Ho vissuto ore febbrili ed ho giocato il tutto per tutto. Per i nostri figli e per il tuo avvenire è bene tu sia al corrente di tutto. Qui ho organizzato la massa operaia che ora dirigo verso un fine che io credo santo e giusto. Tu Nadina mi perdonerai se oggi gioco la mia vita. Di una cosa però è bene che tu sia certa. Ed è che io sempre e soprattutto penso ed amo te e i nostri figli. V’è nella vita di ogni uomo però un momento decisivo nel quale chi ha vissuto per un ideale deve decidere ed abbandonare le parole».