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Renzo Del Riccio

Soprannominato “Lenzo“, Del Riccio nasce a Udine l’11 settembre 1923, abita a Sesto San Giovanni e lavora come operaio meccanico.

Renzo Del Riccio è un socialista e la sua partecipazione alla Resistenza comincia subito: l’8 settembre 1943, all’alba del suo ventesimo compleanno, è sotto le armi e partecipa ai primi scontri con l’esercito nazista. Successivamente, si unisce a una formazione partigiana attiva nel comasco: nell’ottobre dello stesso anno combatte ai Piani d’Erna, in provincia di Lecco, e partecipa all’attacco al presidio fascista di Canzo (CO).

Quando rientra a Sesto San Giovanni, partecipa a numerosi colpi di mano e a un sabotaggio nel deposito di locomotive di Greco. Nel giugno 1944 viene catturato, caricato su un treno e inviato alla deportazione in Germania. Fuggire dal vagone è un’impresa quasi impossibile: la vigilanza nazista è violenta e costante e il terrore di rappresaglie collettive paralizza la maggior parte dei deportati. Eppure, Renzo ci riesce.

Una volta libero, Renzo rientra a Milano e trova rifugio dai suoi parenti, lo zio Mario e la zia Anita, in viale Monza 101. Nonostante il rischio scampato, torna subito a combattere con la 48ª brigata Matteotti; con lui ci sono anche Eraldo Soncini e Domenico Fiorani, altri due degli antifascisti che moriranno con lui in piazzale Loreto.

Renzo Del Riccio

L’arresto di Renzo Del Riccio e la fucilazione in piazzale Loreto

Poco tempo dopo, l’11 luglio 1944, Renzo Del Riccio viene nuovamente arrestato in viale Monza insieme allo zio Mario. Dopo un periodo nel carcere di Monza, il 7 agosto viene trasferito al 6° raggio di San Vittore e, tre giorni dopo, morirà in piazzale Loreto.

Come leggiamo nel libro di Massimo Castoldi, Piazzale Loreto. Milano, l’eccidio e il “contrappasso”:

«La fucilazione di piazzale Loreto non fu un’esecuzione, ma una carneficina. I colpi crivellarono i corpi dalla testa alle gambe. Mogli, madri, padri, sorelle, fratelli e colleghi se ne resero conto quando videro i fucilati sul piazzale o il giorno successivo all’obitorio. Giovanni, fratello di Angelo Poletti, riconobbe il suo corpo con “una larga ferita nella parte posteriore del capo”; il padre di Giovanni Galimberti, Aristide, vide il figlio con “ferite nella parte posteriore del collo”; la sorella di Vitale Vertemati, Angela, notò sul corpo del fratello ”ferite alla testa e alle gambe”: tutti segni, forse, di disperati tentativi di fuga. Ancora sul piazzale riconobbero i corpi dei propri martiri Marcella Chiorri, moglie di Salvatore Principato, che “aveva delle grandi ferite al petto”; Alma, moglie di Andrea Ragni, che aveva il corpo crivellato da “ferite sul collo e sul petto”. Rino Rampin, collega di Emidio Mastrodomenico, vide sul suo corpo “diverse ferite di arma da fuoco sul petto; Anita Del Riccio, zia di Renzo, ricordò il volto del nipote disteso sul piazzale tutto “coperto di sangue”».

Renzo Del Riccio è il più giovane fra gli antifascisti uccisi all’alba di quella calda giornata di agosto. Nelle sue tasche saranno ritrovati 70 lire e 10 centesimi, una spilla e dei fazzoletti.

Ascolta il podcast di Radio NoLo su Renzo Del Riccio

L’illustrazione di Renzo Del Riccio è stata realizzata da Simon TheGraphic