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Alfeo Tralci nasce a Milano il 21 luglio 1925. Vive in via Boiardo 4, in zona Turro, e ancora giovanissimo sceglie di schierarsi attivamente con il Fronte della Gioventù. La sua lotta clandestina si interrompe bruscamente davanti al deposito ATM di via Teodosio 5, dove viene arrestato mentre distribuisce volantini di propaganda.

In seguito all’arresto, il 22 novembre del 1944 viene deportato da Milano a Bolzano-Gries e internato con il numero di matricola 6500 presso il Blocco J.

La deportazione a Mauthausen di Alfeo Tralci

L’8 gennaio del 1945, Alfeo Tralci viene caricato insieme ad altre 500 persone sul “Trasporto 115”, un convoglio diretto a Mauthausen. All’arrivo nel campo, due giorni dopo, viene registrato come deportato politico con il numero 115748. Dichiara la professione di elettromeccanico.

La memoria di Alfeo Tralci nel lager è legata ai ricordi di Vincenzo Pappalettera, giovane partigiano arrestato in Brianza e suo compagno di prigionia. Pappalettera rievoca la figura di Tralci in due momenti specifici: il primo risale proprio al viaggio verso Mauthausen. Nello stesso vagone blindato in cui sono stipati entrambi, in un clima di estrema tensione, matura un disperato tentativo di fuga.

Alfeo Tralci deportazione

È la temuta adunata generale, il segno indicatore che si sta organizzando un convoglio per trasferire dei prigionieri in Germania. L’appello lunghissimo dei nomi italiani storpiati dal lettore tedesco, sceglie gli sfortunati. Uno dopo l’altro usciamo dalle file ad ingrossare il gruppo dei partenti.

Vincenzo Pappalettera

Il tentativo di fuga sul “Trasporto 115”

Così Pappalettera racconta la deportazione e il tentativo di fuga che coinvolge anche Tralci:

«Un ordine: in colonna, diretti alla stazione. Ecco i vagoni merce, bisogna salire in fretta, in fretta viene chiusa la porta. Alcuni coraggiosi hanno rischiato la vita per nascondere gli attrezzi occorrenti per tentare la fuga, e la perquisizione accurata non ha impedito che nel nostro vagone vi siano una lima, una pinza e due scalpelli». Appena il treno si muove «Angelo Villa inizia il lavoro, sceglie fra gli operai di Sesto i più svelti, basta un foro in corrispondenza del paletto, lo spazio sufficiente per far uscire la pinza che taglierà il sigillo, la mano ribalterà il paletto. Poi apriremo piano piano la porta scorrevole e via, salteremo subito fuori nel vuoto, tutti, uno dopo l’altro».

Mentre si lavora ad allargare il buco per far uscire la pinza, tutti si preparano a saltare dal treno in corsa, imbottendosi con indumenti di lana per evitare di fratturarsi alla caduta, una circostanza che avrebbe reso certa la cattura. I deportati conoscono il trattamento riservato ai loro compagni che hanno cercato di fuggire dal campo di concentramento di Gries: la tortura e la morte. Mentre il treno è fermo una luce filtra dal buco scavato: i nazisti hanno scoperto i fuggiaschi e si avventano sui deportati. Prosegue Pappalettera:

«Imprecano mentre calano con forza i calci dei fucili sulle nostre teste indifese. Tralci, Villa, Ortolani sono feriti. In molti siamo ammaccati».

Il treno, poco dopo, riparte per la sua destinazione.

L’arrivo a Mauthausen di Pappalettera e Tralci

Il secondo episodio avviene nei primi giorni della vita nel campo di concentramento di Mauthausen. Pappalettera e i suoi compagni nuovi arrivati sono stipati nella baracca 24 in attesa di conoscere il loro destino (questa fase iniziale della vita nel lager è descritta dalle memorie dei deportati con il termine “quarantena”). Una delle cose che comprendono in fretta è che la malattia non è contemplata.

Mauthausen deportati milanesi

L’infermeria del campo funziona semplicemente come anticamera del crematorio.

Vincenzo Pappalettera

Nel giorno in cui il periodo di quarantena per lui e i suoi compagni è finito, Pappalettera si accorge di avere la febbre alta. In attesa di essere fotografati e poi inviati nei sottocampi di cui è composto l’universo concentrazionario di Mauthausen, i deportati della baracca 24 sono costretti a stare al gelo fuori dalla baracca:

«Alle cinque del mattino ci mandano all’aperto. Il freddo è intenso, tremo e batto i denti, ogni tanto svengo. Brunelli si toglie la giacca e me la mette sulle spalle. Marchand, Silva, Sala, Tralci, Ortolani mi stanno vicini, cercando di scaldarmi con il loro affetto, Parisio ed Elli mi massaggiano».

Pochi giorni dopo la liberazione del campo di Mauthausen, il 12 maggio 1945, Pappalettera redige la lista dei compagni che lui e gli altri sopravvissuti hanno visto morire. Due righe sono dedicate anche a «Tralci Alfeo, di Milano, anni 20, morto il 9 aprile 1945 per sfinimento».

Alfeo, Orfeo o Alceo?

Un mistero avvolge il vero nome di Tralci, dal momento che le fonti non concordano: sulla Scheda biografica del Caduto Partigiano del Comitato provinciale ANPI il nome “Alfeo” è scritto a macchina, corretto a penna in “Orfeo”, poi nuovamente corretto a penna in “Alfeo”.

Nel Polizeilisches Durchgangslager – Dulag (Campo di polizia e di transito) di Gries – Bolzano di via Resia, dove Tralci fu internato prima della deportazione a Mauthausen, le organizzazioni della resistenza, dentro e fuori il lager, stilarono clandestinamente alcuni elenchi di deportati. Si tratta del cosiddetto “Elenco N”, che raccoglievi i nomi degli “assistiti” dal CLN e che comprende quasi 250 nomi. In questo elenco Tralci è indicato con il nome di battesimo di “Alceo”.

L’elenco in questione è stato scritto su una rubrica telefonica compilata a partire dal febbraio 1945 da Franca Turra e da lei conservata fino alla morte. A tal proposito, merita un inciso il fatto che all’interno del lager fossero proprio le donne le componenti del comitato clandestino di resistenza del campo. Franca Turra, in particolare, assunse in prima persona, coadiuvata da molte altre donne e da diversi operai delle fabbriche della zona, la responsabilità del coordinamento, dall’esterno del campo, del comitato di resistenza. Un compito doppiamente rischioso per le donne, come ricorda Dario Venegoni, nel suo libro “Uomini, donne e bambini nel Lager di Bolzano” poiché:

«Bisognava sfuggire alle spie e alla vigilanza delle guardie del campo e dei corpi di polizia, e bisognava anche vincere la diffidenza, se non addirittura l’aperta ostilità, di tanti uomini che anche nel movimento antifascista faticavano ad accettare che delle donne assumessero ruoli di rilievo nelle organizzazioni clandestine, invece di limitarsi a eseguire disciplinatamente gli ordini».

Sulla lapide a lui dedicata nel nostro quartiere, in via Rovetta 14, Tralci è ricordo con il nome “Alfeo”.

 

Letture

Il libro dei deportati, ricerca del Dipartimento di storia dell’Università di Torino diretta da Brunello Mantelli e Nicola Tranfaglia; promossa da ANED, Associazione nazionale ex deportati, Volume I, I deportati politici 1943 – 1945, tomo 1 A – F, tomo 2 G – P, tomo 3 Q – Z, a cura di Giovanna D’Amico, Giovanni Villari, Francesco Cassata, Mursia, 2009.

Valeria Morelli, I deportati italiani nei campi di sterminio 1943 – 1945, Scuole Grafiche Artigianelli, 1965.

Vincenzo Pappalettera, Tu passerai per il camino: vita e morte a Mauthausen, Mursia, 1974.

Italo Tibaldi, Compagni di viaggio, Dall’Italia ai lager nazisti. I «trasporti» dei deportati 1943-1945, Consiglio regionale del Piemonte, Aned, Franco Angeli, 1994

Dario Venegoni, Uomini, donne e bambini nel Lager di Bolzano, Mimesis, 2004.

Anagrafe dei deportati politici milanesi caduti nei lager nazisti (a cura di Giuseppe Vignati), Istituto milanese per le storia della resistenza e del movimento operaio, ANNALI 4. Studi e strumenti di storia contemporanea. A cura di Grazia Marcialis, Giuseppe Vignati. Franco Angeli, 1995.