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In via Natale Battaglia 41, una pietra d’inciampo interrompe il grigio del marciapiede. Questo piccolo blocco dorato ha il compito di riportare simbolicamente a casa le vittime dei campi di concentramento davanti alla loro ultima abitazione: quella posta al civico 41 ricorda Ugo Milla.

La famiglia Milla e le leggi razziali

Ugo Milla nasce a Vignola, in provincia di Modena, il 4 novembre 1894, figlio di Giulia Levi e di Ernesto Milla, un ufficiale del dazio il cui lavoro costringe la famiglia a frequenti trasferimenti. Ugo sposa Lea, forse una lontana parente, e nel 1933 nasce la figlia Serena.

La loro vita viene sconvolta nel 1938, quando il regime fascista promulga le leggi razziali. Si tratta di un corpo di norme discriminatorie che escludono i cittadini ebrei, come Ugo Milla, dalle scuole, dagli uffici pubblici e da gran parte delle professioni. Per tentare di proteggersi, Ugo e i fratelli Ferruccio e Max chiedono il riconoscimento di “ebreo discriminato” (una qualifica che avrebbe garantito alcune esenzioni dalle leggi) facendo valere il passato garibaldino del padre Ernesto e l’iscrizione di Ferruccio al PNF (Partito Nazionale Fascista). Tuttavia, la domanda viene accolta solo per il fratello Max, che vanta la partecipazione sia alla guerra libica che alla Prima guerra mondiale.

La deportazione

Per la popolazione di origini ebree la situazione precipita dopo l’8 settembre 1943 con l’occupazione nazista. Circa un mese dopo l’armistizio, infatti, il 13 ottobre 1943, a seguito di una delazione, i nazisti perquisiscono le abitazioni dei dipendenti dello Scatolificio Ambrosiano, azienda in cui lavorano Ugo Milla e il fratello Ferruccio e li arrestano. Pochi giorni dopo, la stessa sorte tocca anche alle sorelle Amelia, Laura e Lina.

Dopo la detenzione a Bergamo e nel carcere di San Vittore, il gruppo viene ammassato sul Binario 21 della Stazione Centrale di Milano. Il “Trasporto 12” parte il 6 dicembre 1943 e arriva ad Auschwitz 5 giorni dopo: all’arrivo nel campo Ugo, il fratello e le sorelle vengono immediatamente uccisi.

Serena Milla: una storia di sopravvivenza e coraggio

Mentre il padre affronta la deportazione, Serena Milla, che ha solo 10 anni, riesce a fuggire con la madre Lea e la nonna Nelly. Le tre trovano riparo presso la Clinica Zucchi di Carate Brianza (MB), gestita da suor Luigia Gazzola.

La religiosa intuisce che per proteggerle dalla deportazione serve un luogo inaccessibile e decide di nasconderle nel reparto psichiatrico. In quegli anni, la malattia mentale è circondata da un timore quasi superstizioso: suor Luigia sa che i militari nazisti e i militi fascisti evitano di entrare nelle stanze delle pazienti più agitate, le cosiddette “furiose”.

Per un anno e mezzo, Serena Milla vive in questo equilibrio surreale: gioca nel parco e riceve lezioni dalla nonna. Al segnale di pericolo, corre a nascondersi sotto i letti delle pazienti, aiutata da una giovane degente che ha compreso la situazione e la aiuta a sparire alla vista dei soldati.

Suor Luigia, Giusta tra le Nazioni

Il 25 aprile 1945, è proprio suor Luigia a suonare le campane della clinica per annunciare la Liberazione. Serena e la sua famiglia sono salve, ma il coraggio della loro protettrice rimane nell’ombra per decenni: solo recentemente, grazie alla testimonianza della stessa Serena, l’opera della religiosa è emersa dall’anonimato.

Il 9 giugno 2025, lo Yad Vashem ha ufficialmente riconosciuto suor Luigia Gazzola come Giusta tra le Nazioni, un’onorificenza che viene conferita alle persone non ebree che hanno messo a rischio la propria vita per salvare anche un/a solo/a perseguitato/a durante la Shoah.

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