La Resistenza a NoLo: un viaggio nel passato
Passeggiando per le strade del nostro quartiere, è difficile immaginare che, fino a pochi decenni fa, questa stessa zona fosse un cuore pulsante dell’industria milanese, con officine e stabilimenti che scandivano la vita quotidiana con il rumore delle macchine e il via vai degli operai.
”Sono soprattutto le fabbriche di grandi e medie dimensioni a dare a via Padova e dintorni la sua caratterizzazione di periferia operaia, popolata da una forza lavoro relativamente stabile, con fasce seppur minoritarie di più alta qualificazione, dotata in una certa misura di spirito di appartenenza e di qualcosa che può ricordare la coscienza di classe, avvezza all’azione collettiva per far fronte ai problemi della propria condizione lavorativa.
Dino Barra
Negli anni ‘40, il quartiere ospitava un fitto tessuto industriale con aziende attive in settori strategici: l’Oleodinamica Magnaghi di via Valtorta riforniva l’Aeronautica Militare, la Ortofrigor di via Merano produceva refrigeratori, mentre la Elettrocondutture, sempre in via Valtorta, era specializzata in apparecchi per impianti elettrici. La zona contava anche importanti stabilimenti chimici, come la Ditta Antonio Leoni in viale Monza 78 e i Laboratori farmaceutici Malizia di via Giacosa 31, oltre a fabbriche di materiali innovativi come la Fabbrica isolanti bachelite di via Giacosa 12.
La Manifattura di Turro, in via Vincenzo Russo, era tra le più politicizzate: con una maggioranza di lavoratrici, fu protagonista di proteste per il pane e delle grandi agitazioni del 1943 e 1944. Queste mobilitazioni, che coinvolsero anche la Magnaghi, paralizzarono la produzione bellica e scatenarono la violenta repressione nazifascista, con arresti e deportazioni. Eppure, gli operai di NoLo non si arresero: le fabbriche divennero centri di resistenza clandestina, con riunioni segrete, sabotaggi ai macchinari e collegamenti con i partigiani.
Oggi, mentre NoLo cambia volto, il ricordo di quel passato industriale e resistente continua a vivere tra le sue strade, un’eredità di lotta e dignità che merita di essere riscoperta.